Le Università italiane d’eccellenza


Da una ricerca condotta da Intesa San Paolo e Italiadecide è  emerso che su un totale di 20.000 atenei,  quattro università italiane su dieci rientrano nella classifica dei 1.000 migliori atenei al mondo. Il risultato è positivo e dimostra l'elevato livello medio dei nostri atenei. La ricerca intitolata L’Italia e la sua reputazione ha preso in riferimento i ranking Qs World University Rankings – che redige la classifica delle eccellenze accademiche, nella quale la prima italiana è da anni il Politecnico di Milano - e Times Higher Education, usandoli per analizzare il numero di università presenti nelle prime 100, 200, 500 e 1000 posizioni a livello globale.

Dalla ricerca è emerso che il 40% degli atenei italiani entra nella top 1000 a livello mondiale, con una media che risulta più brillante di Francia Germania e Gran Bretagna che hanno un numero doppio di atenei, e un risultato complessivamente migliore degli Stati Uniti (che hanno l'8% in questa top 1000 benché con un numero di atenei maggiore di circa il triplo). Se ne deduce che l'università italiana è di buon livello. Il Politecnico di Milano, nel ranking Qs del 2019, è entrato nella nella top 150 mondiale, passando dal 156° al 149° posto sulla scia di una continua traiettoria ascendente degli ultimi anni (era 187° nel 2015) con l'Italia al settimo posto fra i Paesi maggiormente rappresentati in quella classifica, ma con 14 atenei in miglioramento di posizione rispetto all'anno precedente (e solo 5 in peggioramento) e diverse new entry nella fascia delle posizioni 801-1000 (Parma, Udine, Salerno e Politecnico di Bari). Inoltre, nel parametro Citations per Faculty (l'indicatore che misura l'impatto della ricerca prodotta in proporzione al numero dei ricercatori) spiccava il decimo posto al mondo della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, nonché il piazzamento dell'Università di Trento al 142° posto in un indicatore cruciale, guadagnando ben 90 posizioni rispetto alla precedente edizione.

 

 


 

Lo studio ha rilevato che l'Italia ha meno atenei per numero di abitanti rispetto agli altri Paesi e un corpo docente più anziano rispetto alla media europea. In Italia sono 99 gli enti universitari, in media 1,65 per ogni milione di abitanti, meno della metà di Francia, Germania e Regno Unito.. È stato anche menzionato il fatto che i parametri utilizzati dai principali ranking internazionali, in base alla metodologia, tendano a valutare le singole università e non il sistema universitario nel suo complesso. 

Il Politecnico di Milano continua la sua traiettoria ascendente (era 187° nel 2015) e ottiene il primato italiano per la proporzione di docenti internazionali (364° posto) e per la proporzione di studenti internazionali (269°). È inoltre il più apprezzato dai recruiter internazionali, classificandosi 61° per Employer Reputation.

 

A livello mondiale, il primato dell'eccellenza resta nelle mani del Mit (Massachusetts Institute of Technology) che domina la classifica. Le università italiane menzionate dalla 16esima edizione dell'annuale QS World University Rankings sono 34, 5 in più rispetto alla precedente. L'Italia è il settimo Paese più rappresentato al mondo in questa edizione e il terzo dell'Unione Europea, dopo il Regno Unito (84) e la Germania (47) e prima di Francia (31) e Spagna (27). Il Santa Anna di Pisa poi entra nella top-10 per impatto nella ricerca, un risultato molto prestigioso. Inoltre 14 atenei migliorano rispetto allo scorso anno, mentre 5 peggiorano e gli altri mantengono la stessa posizione. Le nuove entrateci , tutte nella fascia delle posizioni 801-1000, sono Parma, Udine, Salerno e il Politecnico di Bari. Spicca la performance della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, decima al mondo per Citations per Faculty (l'indicatore che misura l'impatto della ricerca prodotta in proporzione al numero dei ricercatori) e l'Università di Trento che segue al 142° posto in questo indicatore cruciale, guadagnando ben 90 posizioni rispetto alla precedente edizione. In questo indicatore – che rappresenta il 20% del totale - gli atenei italiani ottengono il risultato migliore di questa edizione della classifica: la metà sale, Modena-Reggio Emilia registra la crescita più elevata, migliorando di 109 posizioni, seguita dal Politecnico di Torino che sale di 100. Tra le migliori 300 università al mondo per Citations per Faculty 17 sono italiane. In ascesa le Università di Firenze – sale al 448° posto – e l'Università di Napoli Federico II che guadagna 48 posizioni rispetto alla edizione precedente e si piazza al 424°. L'Università di Trento e l'Università di Pisa entrano tra le top 400 al mondo, classificandosi entrambe al 389°, con ascesa rispettivamente di 37 e 33 posti. L'Università di Bologna è la più apprezzata dalla comunità accademica internazionale, posizionandosi al 74° posto nell'indicatore Academic Reputation; mentre La Sapienza di Roma incalza al 78° posto. Per Employer Reputation, dopo il Politecnico di Milano, figura l'Università Bocconi al 70° posto, sebbene non compaia nella classifica generale essendo considerata una università specialistica.

L'unica italiana a crescere nell'opinione dei datori di lavoro é l'Università di Padova, che guadagna quindici posizioni sia in questo indicatore (245a), sia nella classifica globale (234a). La Scuola Normale Superiore di Pisa ha un piazzamento significativo, il 16° posto, nell'indicatore Faculty/Student che misura la proporzione tra docenti e studenti. La concittadina Scuola Superiore Sant'Anna Pisa è 100a in questo indicatore che invece penalizza fortemente le università Italiane: a eccezione delle due pisane, si classificano tutte oltre la 700a posizione.

Sul fronte internazionale il Massachusetts Institute of Technology (Mit) è la migliore università del mondo seguito dalla Stanford University e da Harvard mentre la prima università del Regno Unito - e in Europa - è Oxford, che è salita al quarto posto della classifica generale. La sua concorrente diretta, l'Università di Cambridge, è invece scesa al settimo. Ma a parte le prime due, le 84 università del Regno Unito registrano la loro terza peggiore performance di tutte le sedici edizioni a causa di una caduta del riconoscimento dei datori di lavoro e dell'aumento delle dimensioni delle classi.



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